in silenzio

"Quando s'avvicina la fine non restano più immagini del ricordo; restano solo parole. Parole, parole sradicate e mutilate, parole di altri, fu la povera elemosina che gli lasciarono le ore e i secoli." J.L. Borges
venerdì, 25 febbraio 2005

 Mi piace starmene a letto con Marco, abbracciati, accarezzando con tocco leggero delle dita arabeschi intricati sulla sua pelle: niente sa darmi lo stesso senso di pace e sereno abbandono.  Me lo aveva consigliato una volta mia madre per addormentare la piccola Greta: così mentre la tenevo in braccio, con un movimento ritmico e delicato le accarezzavo la schiena, ed ecco che nel giro di pochi minuti o io o lei, ma più spesso entrambe, eravamo sprofondate in un caldo e avvolgente torpore, preludio di un sonno rinfrancante.

Il segreto sta tutto in quella carezza: contatto fisico discreto e sussurrato e ritmo vitale ovattato e lento. Presto il respiro si sincronizza a quel ritmo, rallenta e si fa pesante. Tutti i sensi sono assorbiti e concentrati su quel movimento, che diventa l'unico fulcro di interesse per tutto il corpo. Anzi il corpo e la mente si annullano, svaniscono e resta solo il movimento, pura vita incosciente. Ti senti immerso in un tepore amniotico e pervaso da un profondo senso di pace.

In effetti sto descrivendo una specie di regressione prenatale...

postato da: insilenzio alle ore 10:06 | link | commenti | commenti
categorie: tenerezze
lunedì, 21 febbraio 2005

Questa notte ho sognato che io e il mio ragazzo eravamo chiusi in manicomio, ma non eravamo pazzi. E c'erano questi infermieri che volevano costringerci a lavarci e nella stessa vasca con una vecchia grassa con la pelle cadente e lo sguardo perso, praticamnete già morta. A me faceva veramente ribrezzo e mi rifiutavo, ma quelli insistevano e il mio ragazzo mi diceva che era meglio obbedire perchè altrimenti sarebbe stato peggio. Su tutto aleggiava il timore dell'elettroshock. Poi, però, c'era un terremoto e tutti scappavano in preda al panico e anche noi volevamo scappare ma avevamo paura di quello che sarebbe successo una volta che la situazione fosse tornata alla normalità. Fine del sogno.
postato da: insilenzio alle ore 18:29 | link | commenti | commenti
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lunedì, 21 febbraio 2005

Oggi è uno di quei giorni in cui se mi dici ciao con un tono un po' troppo deciso scoppio a piangere. Un mantello di velluto grigio lascia scivolare nell'aria questa sottile polvere che mi bagna la faccia. E poi, sai quella casa, quella villetta elegante anche se un po' pretenziosa su cui mi piace fantasticare, quella con il balconcino e le imposte sempre chiuse. Be' il rampicante che ne incorniciava la facciata è morto.

Sono triste.

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categorie: autocommiserazioni
giovedì, 17 febbraio 2005

 Prima regola: neutralizzare gli idioti
postato da: insilenzio alle ore 22:54 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 16 febbraio 2005

Galleria d'arte in Brera, inaugurazione della mostra di Keith Haring: non è poi male come passatempo guardare la gente stramba di quest'ambiente spudoratamente più interessata al rinfresco che alle opere. C'era la signora che l'opera d'arte l'aveva fatta il suo chirurgo plastico con l'ultimo liffting, c'era la "divina" una specie di Greta Garbo, nei suoi propositi, in realtà molto freak che distribuiva gli inviti per la sua di mostra, c'erano i pittori stile homeless-avvinazzato (piacevoli a parte il la difficoltà a mantenere il controllo sull'emissione di saliva), la vecchia con il suo carico di acido sarcasmo verso qualsiasi espressione della gioventù infida e traditrice, il presuntuoso pretestuoso "io-mi-facevo- le-canne -con-Haring", quello che passeggia amabilmente con il barboncino, "la sua Olimpia", e se ne va urlando insulti alla pescivendola in direzione degli organizzatori. E ancora quelli delle domande idiote: "Ma il gesso dentro è pieno o vuoto?"; quelli delle esclamazioni iperboliche: "Che emozione!" neanche fosse la cappella Sistina. E finalmente qualcuno che guarda gli omini cazzuti e ride!

postato da: insilenzio alle ore 19:20 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: vitavissuta
giovedì, 10 febbraio 2005

 

La zia Tuda.

C’è stato un momento che in Urbania cominciavano a sparire le cose, per esempio quando uno faceva il bucato nel cortile, metteva tutto nel pentolone, poi la mattina andava per togliere la cenere e non c’erano più neanche le lenzuola. Oppure si stendeva la biancheria e dopo un po’ la biancheria stesa era sparita.

Il marito di mia cognata Tuda era andato insieme a Pippo in Sardegna a lavorare, e io mi stupivo perché mentre io facevo fatica a tirare avanti, lei, che aveva più figli di me, aveva sempre qualcosa di nuovo: “Teresa, guarda che belle sedie che ho comprato!”.  E se qualcuno le chiedeva dove le aveva trovate, aveva sempre la risposta pronta: “È stata un’occasione. C’era una famiglia che doveva partire e stava vendendo tutto a poco prezzo”. Solo più tardi ho capito che erano le sedie di S. Francesco. Perché la chiesa aveva una porticina laterale che era proprio di fronte a casa sua  e lei non ci metteva molto la sera con il coprifuoco, quando nessuno vedeva, ad andarsele a prendere.

Una volta la vicina di casa della Tuda aveva steso alla finestra delle coperte di pignolo (?) proprio belle e non le aveva più ritrovate. Poi io vado a trovare mia cognata e casualmente lei ha rifatto la cameretta per i bambini. Bisogna dire che era anche molto brava, aveva i cassetti pieni di biancheria molto curata, con tutti i pizzi e i merletti, perché  quello che rubava lo disfava e lo rifaceva all’uncinetto. Perché  le piaceva avere una bella casa.

 Poi il paese era piccolo, ci si conosceva tutti e ci si fidava di tutti. La famiglia di mio marito si pensava che fosse, non  dico ricca, ma stavano bene, perché i miei suoceri avevano una macelleria. La Tuda, poi, era un tipo così brioso, sempre allegra, spiritosa, tutti la invitavano ai matrimoni perché raccontava barzellette e aveva sempre la battuta pronta. Insomma nessuno sospettava niente. Persino, una volta, due carabinieri l’hanno incontrata di sera dopo il  coprifuoco, con un gran fagotto sulla schiena e le hanno chiesto: “Dove sei andata, Tuda?”. E lei:” So’ gita a fè un gobbo”. E quelli si fanno una bella risata e se ne vanno pensando come è spiritosa la Tuda.

Vicino a casa mia c’era una coppia di sposini che era partita per la Germania perché  in tempo di guerra i tedeschi avevano bisogno di operai, il marito aveva trovato lavoro e la moglie era andata assieme. Così erano partiti e avevano lasciato la casa con tutte le cose nuove dentro.

Quando poi sono tornati hanno trovato la loro casa completamente vuota: mancava perfino il vaso da notte! Poi trovarono gran parte delle cose rubate al monte dei pegni solo che la Tuda, che era furba, non le aveva impegnate a suo nome, ma a nome delle sorelle.

A quel punto, però, si era capito che era un po’ matta e al processo se la cavò con poco, perché una che rubava anche il vaso da notte non doveva essere molto sana di mente.

Il marito che era dovuto tornare dalla Sardegna, si sentiva umiliato dalla vergogna, ma lei gli teneva testa con il suo solito piglio: “Visto che non mi mandavi abbastanza soldi, ho trovato il modo di arrangiarmi”.

Anche dopo la prigione però non migliorò molto: come quella volta che aveva detto alle sorelle che doveva andare a testimoniare per una lite avvenuta in prigione a un processo a Bologna. le sorelle le comprarono un abito, un bel cappotto nuovo perché non aveva più niente e poi non seppero più nulla di lei per una settimana. Quando tornò le trovarono in tasca un biglietto per Genova ma cosa ci era andata a fare non si sa.
Poi c’è la storia del carabiniere, quel carabiniere che l’aveva fermata quella notte  veniva da Napoli e si era preso una grossa cotta per lei tanto che aveva lasciato la moglie. Lei uscita di prigione non sapeva dove andare, non aveva più niente così era andata a Napoli solo che là la ex-moglie le diede tante botte che lei se ne dovette ritornare al paese.

Poi da quel momento si calmò, ritornò dal marito e passò tranquilla gli ultimi anni.

 

 

postato da: insilenzio alle ore 00:37 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: racconti