POST-DATATO: UN LIBRO.
Lo so... Saul è morto di recente. Eppure continuo a incontrarlo più di quando era in vita. Non faccio che scontrarmi con lui, nei blog, che da un po' di tempo sono diventati la mia lettura preferita, ma anche nella mia libreria. D'altra parte era da un pezzo che quel libro arancione faceva capolino, lì sopra alla mia scrivania. e sono passati più di 10 anni da quando l'ho letto, allora come ora, per caso. O forse proprio perché quella copertina arancione non può fare a meno di farsi notare.
Di "Herzog" avevo un ricordo vago, qualcosa del tipo: ebreo errante americano, lettere, donne, divorzi, malinconia intellettuale.
Ho questo brutto difetto, che mi dimentico veramente in fretta il contenuto dei libri che leggo, mi rimane solo l'aroma in bocca, la sensazione più o meno piacevole che la lettura mi ha lasciato. Insomma, almeno so se vale la pena di rileggerlo, ecco.
Tuttavia quando ho ripreso in mano questo libro ho provato un piacere diverso, più sottilmente materiale: il piacere del contatto con l'oggetto-libro (maledetta copertina arancione!). Il contatto con quella vecchia edizione Feltrinelli del '76, con la sua grafica un po' ingenua e pleonastica, ma che non cede alla tentazione delle immagini: solo nude lettere, parole in tutta la loro grandezza. La copertina cartonata, i colori kitsch ma proprio per questo accattivanti, le pagine ingiallite e sporche hanno risvegliato in me il gusto per quell'aroma di passato, la voluttà dell'indugiare nei ricordi e nelle fantasticherie.
Le macchie di caffè di cui mia madre non si accorge mentre avidamente, alle 3 di notte in cucina, si tiene sveglia per portare a termine la lettura, in pigiama e con gli occhiali appoggiati sul tavolo.
Gli scarabocchi autografi che una Francesca bambina è riuscita a tracciare sulle prime pagine sfuggendo al parentale controllo.
Una Francesca adolescente che si lascia attrarre da quella brutta copertina, che non dice nulla se non nomi (Herzog? Saul Bellow?)
E ancora la stessa Francesca adolescente che sottolinea, secondo l'unico principio che condivideva con la sua prof. di lettere, frasi significative, che chissà perché oggi non risultano più così significative, non tutte almeno, come se le motivazioni appartenessero ad un’altra persona.
E così mi trovo a riflettere su che persona ero e su che persona sono diventata per scoprire che poi è un po’ di questa stessa esperienza che parla quel libro: di un uomo che indugia nella memoria e nella fantasticheria, di un uomo che fa il punto della situazione. Un uomo con la tendenza alla melanconia che si balocca con i ricordi. Un intellettuale che svela che in fondo, dietro a tutti i discorsi filosofici, dietro a tutta la fuffa e le pose da vanesi uomini di cultura, stanno moventi ben più concreti e basilari. Esigenze che accomunano tutti gli uomini, perché hanno le loro radici nell’infanzia, quando senza sovrastrutture esprimevamo tutto il bisogno di essere amati.
Mi piace quando un libro parla anche un po’ di me… o almeno mi sembra così
Non ho ancora cominciato a lavorare e già mi manca il tempo per scrivere...Ieri sono andata a parlare con il mio nuovo capo che mi ha spiegato un po' come mi è potuto succedere questa incredibile fortuna. Lui, un "bieco manager " , sceglie i suoi collaboratori tra i giovani d'istinto: avevo un viso fisiognomicamente intelligente, frequentavo letture inusuali gli è bastato per scommettere su di me. . Così il colloquio e tutto il resto non erano che formalità perchè di fatto aveva già deciso per me. Ora sta a me fare in modo che la sua percentuale di errore non si abbassi!
La casa editrice si occupa prevalentemente di arte e io dovrò fare un po' di tutto. Per cominciare archivio, mailing list e un po' di lavoro di segreteria, ma il bello è che loro investono molto su di me dal punto di vista della formazione: dovrò leggere un sacco di cose (ieri sono tornata a casa con un sacchetto pieno di riviste e materiale), probabilmente fare corsi di diverso tipo, e soprattutto lavorerò a stretto contatto con due persone che hanno alle spalle un'esperienza professionale da far venire i brividi. Sarò un po' il punto di riferimento, il ponte tra lui, la sua socia e le altre figure che lavorano per la casa editrice. Avrò una bella responsabilità e non nascondo che un po' mi spaventa...
Cmq comincio lunedì....e tra sei mesi se tutto va bene c'è l'assunzione!
C'è solo una cosa che mi preoccupa: non vorrei che frequentando questo tipo di ambiente perdessi di vista quali sono le cose che contano davvero Insomma non voglio diventare un'intellettualoide del cazzo, non voglio essere colta, ma intelligente. Non voglio perdere il mio senso critico e soprattutto non voglio perdere il senso della realtà. Questo è il mio fermo proposito: continuare a parlare con i miei amici che vivono nel mondo "vero", quelli che riescono con una battuta fulminante a farti tornare coi piedi per terra, a farti scendere dal piedistallo. Insomma voglio continuare a parlare con Laura del dentista che ci prova, con Ombretta delle camicie da stirare, con Omar dei progetti per la banda, e ancora con Luca e con Max e con tutte le persone che conosco (ma anche con quelle che non conosco) per avere una visione della realtà il più possibile varia. E poi voglio tanta autoironia, tanto spirito punk e voglia di divertirsi senza mai prendersi troppo sul serio. E voglio continuare a insegnare a pattinare a Greta.
E alla fine di tutto , saper ridimensionare i miei giudizi su persone che sebbene siano "arrivate" e forse abbiano tanto da insegnarmi, non è detto che abbiano capito tutto della vita....
Lo so che esagero sempre e che mi faccio un sacco di menate prima del tempo, ma sono fatta così . Aiutatemi a mantenere questo proposito! Siate duri e impietosi!
Voglio gridarlo forte, farlo sapere a tutti gli amici: HO TROVATO LAVORO! Non ci posso credere, e per di più in una casa editrice....Ora - come ha commentato qualcuno - manca solo che mi paghino....
“Dio sarà forse la garanzia della libertà - ma proprio per ciò della costante possibilità del male oltre che del bene - , ma non certo della realizzazione del bene, sì che la libertà non ne risulta che inasprita, intensificata, richiamata ai suoi ineludibili impegni, posta di fronte alle sue perentorie responsabilità. Dio, dunque, esacerbando la consapevolezza del male e accentuando l’illimitatezza della libertà, non porta la pace ma la lotta…”
Luigi Pareyson, Dostoevskij. Filosofia, romanzo ed esperienza religiosa
POSTUMO
Uffa ! Avevo scritto un bellissimo post , poi ho cliccato su qualcosa di sbagliato e l'ho cancellato!
Mi sento un po' Dino Campana....
Pongo ad epigrafe e ricordo del post estinto l'ultima frase che coglie un po' tutto il succo della questione. E non solo di quello che avevo scritto e che forse più tardi, quando avrò finito di cucinare lo spezzatino che è stata causa della mia disattenzione, recupererò dalla memoria; ma anche di tutto l'episodio. E forse della mia vita...
( Va bè....non esageriamo...poi, scomodare Campana, non mi sembra il caso)
"Anch'io sono una perdente. E me ne vanto. "
A caval donato...
Prima o poi dovrò eliminare tutto quel ciarpame che la mia cara nonnina mi regala. Non ho mai realmente capito le sue intenzioni: forse mi prende per il culo oppure è davvero convinta che si tratti di oggetti indispensabili, o forse cerca anche lei il modo di sbarazzarsene. Mentre io mi scervello sul comportamento da tenere con la vegliarda, mia madre me li mette da parte "per quando ti sposerai".
O forse potrei avere anch'io la mia bancarella in uno dei mercatini dell'usato che si moltiplicano in primavera, che sbocciano dall'humus di cantine ripulite (?!) e fioriscono in un tripudio di orologi a cucù, libri di wilbur smith e cacaturi vari (n.b. dicesi "cacaturo" qualsiasi ninnolo o soprammobile, generalmente kitsch, il cui unico scopo è quello di raccogliere la polvere; es. le gondole o i trulli igrometrici).
Ma torniamo ai regali della nonna. Ne stilo qui un elenco, forse qualcuno potrebbe essere interessato e contattarmi per un acquisto:
1) Pronto Caffè. Descrizione dell'oggetto: un cilindro marrone (h20 cm x 8cm dia). Coperchio e manovella bianchi.
Utilizzo: Si riempie il cilindro di caffè, si appoggia Pronto caffè sulla parte della caffettiera che va riempita di caffè, si aziona la manovella che, collegata ad un aggeggioloso favoleggio basculante, come per magia farà scendere la giusta quantità di caffè.
2) Servizio da sei per pinzimonio. Descrizione: 6 ciotoline bianche con bordo colorato per pinzimonio. Inutilizzabili come tazzine caffè (senza manico), troppo piccole per qualsiasi altro uso. Ergo se verrete a casa mia, quando sarò sposata, vi toccherà mangiare il pinzimonio.
3) Il Pelasicuro. Descrizione: ok, quest'oggetto ha decisamente la forma di un vibratore. Cito dalla confezione:"L'eslusivo blocco rotante gira sull'alimento pelandolo velocemente. Grazie alle 4 lame incastonate non ci si può tagliare nemmeno in caso di contatto."
E questo è solo un assaggio. Chhissà cosa mi riserva la nonnina per il fatidico giorno del matrimonio, brrr...
Tormentoni.
Da chè ci conosciamo, e si parla dei tempi del liceo, non c'è giorno che Marco non se ne esca con uno dei suoi tormentoni.
Il tormentone è quella frase che al primo ascolto ti fa sorridere compassionevole ma quando poi entri nel mood non puoi più farne meno.
Il tormentone ti penetra il cervello e scivola giù sulla lingua grazie al mancato drenaggio del palato.
Il tormentone è stupido è spesso volgare.
Il tormentone, se ci pensi, ti fa vergognare di quello che stai dicendo, ma se non ci pensi, ti fa fare grasse risate.
Il tormentone va pronunciato con la giusta cadenza, altrimenti non ha effetto.
I tormentoni sono componibili fra loro.
Sto pensando ad una catalogazione dei tormentoni (catagolo per esempio è già un tormentone) per categorie: ci sono tormentoni di una sola parola, generalmente qui l'interesse sta solo nell'aspetto fonetico; ci sono gli insulti fra i quali quelli automobilistici costituiscono una sottocategoria molto ricca, ci sono le semplici volgarità, ci sono le citazioni, le canzoncine e così via all'infinito.
Voglio limitarmi per ora a menzionarne solo alcuni scelti con criterio assolutamente casuale:
1) Senti che gusto!
2) (se scopi come guidi) allora vedi che c'hai le corna!
3) scienziato della guida! o più semplicemente scienziatone!
4) perchè non me lo vieni a succiare?
5) frocio inculato!
6)Ti ricordi ai tempi di Hiro Hito? Ma che cazzo ti ricordi!
7)Ti piace il gelato!
8) A manetta!
9) Aggeggioloso favoleggio
Solo che io dopo un po' non me li ricordo più, lui, l'amore mio, se li ricorda tutti! Bè io lo amo anche per queste cazzate.
Ah! il tormentone di stasera: "Pulcino-sofficino non lo puoi usare per pulirti il culo"
Ai Confini della Realtà.
Telefono a casa del mio ragazzo: dopo 4 squilli liberi parte una segreteria: " Questa è la segreteria del numero ..." Riattacco istintivamente. Poi rifletto. Ma porca miseria! Quello è il mio numero! Sta a vedere che come al solito mi sono chiamata da sola. Riprovo stando ben attenta a comporre il numero giusto. Questa volta ascolto il messaggio fino alla fine: bè non solo il numero ripetuto è sempre il mio, ma la voce è quella di mia madre!
Ora premesso che nè io nè il mio ragazzo abbiamo il servizio di segreteria telefonica, che mia madre nega di aver mai registrato quel messaggio, seppure confermi che quella è proprio la sua voce, chi mi spiega che cosa sta succedendo?
Come sprecare la tua giornata ed essere infelice. Ovvero: l'esperienza trascendentale del vuoto.
Esci di casa quando capita, meglio non fare conto sull'orario dei treni e andare in stazione speranzosi che ne passi uno. In effetti dopo un quarto d'ora di ritardo e una soppressione qualcosa passa. Ma tanto eri già in ampio anticipo. Già in anticipo su cosa? Sei uscito solo per uscire di casa. E si sta anche mettendo a piovere. Primo tentativo: telefoni a M. Cellulare scarico, naturalmente. Non ti abbatti: estrai la mitica tessera telefonica di emergenza. Solo che non ci sono più cabine funzionanti in giro che non siano adibite a cesso pubblico. Cammini un po' a vuoto per il paese finchè ne trovi uno. Peccato che che sia tutto inutile: lui è bloccato a Milano ancora per un ora.
Secondo tentativo.Chiami F. : "Ciao sono in giro a cazzeggiare per un oretta, tu non è che sei libero?" Risposta contrita ma pur sempre negativa. Amareggiato, chiudi con una cattiveria gratuita: " Ok ci vediamo sabato, se non dobbiamo prendere appuntamento."
Ora ti senti sicuramente peggio, nessuno ha tempo per te, e tu hai un sacco di tempo vuoto. Per rimuginarci sù.
Che fare? Entrare in un bar? Fai subito i conti con la tua drastica situazione economica: non hai un soldo, non puoi permetterti di spendere neanche i centesimi del caffè. E poi è così triste una persona sola seduta al tavolino di un bar. Dovresti almeno bere qualcosa di forte per non pensarci. E di costoso.
Ti rechi a svolgere la commissione che ti è servita come giustificazione per uscire: compri quel regalo per il battesimo. Soldi contati naturalmente. Cerchi di stabilire un contatto umano con la negoziante farfugliando discorsi su creatività e manualità: lei ha palesemente pietà di te.
A questo punto sei di fronte al più puro vuoto esistenziale. Ma puoi ancora avventurarti oltre. Passeggi per la via dello shopping senza un soldo in tasca. Entri nell'edicola a sfogliare i giornali: il proprietario ti squadra con odio. Ti ha subito riconosciuto come lettore scroccone: contro di te ha tappezzato il locale di avvisi minatori: "Si prega di non sfogliare le riviste". Marcato stretto anche dalle commesse finisci per cedere ed abbandonare anche questo luogo.
Di nuovo per strada vagli le infinite possibilità: a casa della suocera, in stazione ad aspettare M., in qualche negozio di nessun interesse o in qualche bar.
Alla fine l'ipotesi della stazione ti sembra la migliore. L'importante è avere una meta.
Di nuovo in stazione fai il terzo tentativo: il telefono funziona male e sei costretto ad urlare. M. sta partendo ora da Milano. Disperata implori, più a te stessa che a nessun altro: " E io cosa faccio?"
Sala di attesa della stazione: forse questo è davvero il punto più basso: fingi di attendere qualcuno che non arriverà. L'importante è non dare l'impressione di essere lì per niente. Avere un senso, una meta, uno scopo. Per fortuna non è l'orario in cui potresti incontrare qualche conoscente impiccione. Oppure l'umiliazione sarebbe completata dall'improvvisazione di paradossali giustificazioni.
Nelle nuove sale di attesa non ci sono panchine. Cerchi di nasconderti in un cantuccio, ma gli angoli migliori sono già occupati, generalmente dall'arredo della stazione
Ci sono due donne: si scambiano ricette. Cerchi di carpirne i segreti ma sembrano parlare un arcaico dialetto sumero. Guardi per terra. Qualcuno ha buttato della segatura sul pavimento lucido. Prima giochi tracciando segni con il tuo ombrello in questa sabbia, il tuo sguardo imbarazzato non incrocia nessuno. Poi per un po' sorridi perdendoti nella monotonia del via vai di gente verso la biglietteria. La segatura sembra sorprendere più di una persona.
Infine te ne vai con aria scocciata, come se l'avventore del tuo fantomatico appuntamento fosse in ritardo. L'importante è darsi un tono.
Finalmente hai anche tu un appuntamento. Reale: è ora di andare dallo psicologo, al quale riveli che lo stregone delle fiabe prima faceva il direttore marketing.
Lui ti spiega che fino a quando non ti sentirai bene nella tua pelle non starai bene in nessun luogo, con nessuna attività.
Tu pensi che sia saggio e che forse prima faceva il direttore marketing.
Incapacità esistenziale.
Mi ero ripromessa di non piangermi addosso, ma evidentemente non sono in grado di mantenere questa promessa.
Il punto è che il suicidio è un atto troppo vitale. Paradossalmente vitale. Titanismo eroico e quelle balle lì.
Troppa coscienza soffoca la volontà. Troppa coscienza soffoca la vita. E allora? Abdicare alla coscienza con il peso di aver abdicato a se stessi.
Il peso che ti lega maggiormente è la responsabilità verso te stesso. I talenti ecc...
Eppure questo desiderio di annullamento, di tornare a farsi rinchiudere nella caverna, forse davanti alla tv, sapendo cosa c'è fuori, che c'è un Fuori.
E' meschino, non c'è nessun eroismo, nulla di cui essere fieri: solo paralisi e fallimento.
Il fallimento dell'oblio di sè in prima istanza.
E' solo meschina paura di vivere.