Non è vero. voglio riprovare a scrivere, ma non ho coraggio.
Oggi ho guadagnato un nuovo libro: Melville La storia di Billy Bud.
Ho appena finito Espiazione.
All'inizio mi sono gustata il gioco di autoanalisi metaletterario, poi la rotazione dei punti di vista, la perfetta descrizione dell'egocentrismo infantile. Poi mi è arrivato il primo pugno nello stomaco, la descrizione dell'arrivo dello stuka e la paralisi di fronte alla ineluttabilità della morte. Poi il secondo: l'ospedale pieno di moribondi relitti della guerra.
In tutto questo pensavo che il senso di colpa finisse un po' in secondo piano: insomma ci ero cascata in pieno! Prima dell'ultimo capitolo, non avevo ben capito dove cavolo era questa espiazione del titolo. E poi eccola qui nelle mie mani: la scrittura. Perfetto! quasi consolatorio, quello che volevo trovare. Perchè - mi dicevo- scrivendo rievochi e ti punisci con la memoria e al contempo riesci a sviluppare anche un survalore catartico.
Stronzate! Nell'ultima pagina, McEwan mi dà un motivo per non mentire a me stessa e andare più a fondo : "Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. (...) E' sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo."
Ecco, se la mia vita è completamente nelle mie mani o almeno ho avuto piena libertà di rovinarla con le mie mani, come posso anche solo pretendere il perdono? Se dalle mie scelte, libere e consapevoli, poi sono derivate conseguenze che hanno nuociuto ad altri, come espiare la colpa? Come posso perdonare me stessa, quando in piena coscienza scelgo il male?
Io il tentativo non lo faccio neanche.
finalmente passo in biblioteca a prendere qualche libro: seguendo i consigli di alcuni amici, scelgo Espiazione di McEwan (many thanks to R4, avevo letto Il giardino di cemento, ma non ricordavo tanta finezza, solo un vago senso di oppressione); Grande Madre Rossa di Giuseppe Genna ( per adesso passato nelle mani del mio fidanzato); Noi saremo tutto di Valerio Evangelisti.
Al lavoro mi stanno sempre più tagliando fuori, ma ormai sono passata dalla fase di depressione a quella di rabbia: me ne sbatto e quando avranno il coraggio di dirmi in faccia di andarmene, saprò toglermi ogni soddisfazione. Sono stanca di non essere rispettata come persona, sono stanca di essere trattata come una ragazzina soprattutto da persone che non valgono certo più di me, anzi...
Ma non voglio rovinarmi il week rnd con questi pensieri....
Per ora il pensiero che più mi preme è solo uno: il mare. Voglio partire per il Salento, dove tutte queste cose non hanno senso e si ridimensionano, dove le priorità si capovolgono, dove puoi buttare l'orologio, dove puoi rilassarti e occuparti solo di problemi seri (a quale sagra andiamo a mangiare ? in quale spiaggia ?). Ah, che vita!
Ignoranza.
"A commissario, come mai avete un guanto rosso e uno verde?". "Perchè col rosso te do l' ordine de fermatte, mentre col verde te do er via libera per anna' affanculo!"
E' tutta colpa di Silvio (non quel Silvio, uno di Riccione). E' lui che ci ha trasmesso questo concetto, difficilmente definibile.
Thomas Milian in "Delitto in formula uno"
"Che ignoranza!" è il commento (io lo interpreto quasi come un complimento) che ottieni quando gli fai ascoltare certo punk, o meglio ancora oi.
Provo con qualche aggettivo: grezzo, caciarone, spontaneo, di immediato impatto...ma non è proprio questo.
Ma in fondo una citazione di Thomas Milian in epigrafe è la cosa che rende meglio l'idea.
Credo sia ignorante anche quel titolo blu, ma questa sera non so cosa succede qui...e non mi interessa
....resisto e faccio scorta di ignoranza ascoltando Dead Kennedys.
Domani sul concetto romagnolo di "ignoranza" ( sempre che diventi una persona capace di mantenere le promesse)
Anche Ieri sera mi sono superata! Evvai!
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Bruschette con salse (di avocado, di pomodoro e peperoni, tzatziki, crema di zola, formaggio alle erbe)
Spaghetti caserecci con pesto di rucola e polipo
Tranci di spada con panatura croccante
Insalata di cipolle
Insalata di patate
Crostata di frutta (anche se devo ammettere che non era opera mia)
Vino a fiumi, caffè, ammazzacaffe e una bella compagnia: che bella serata d'estate!
Oggi per smaltire devo imparare ad usare i miei rollerblade nuovi!
Mi sto deprimendo....Il mio capo femmina mi odia: dopo avermi messo sotto torchio per lunghe, interminabili settimane kafkiane, richiamata all'ordine dal suo socio, si limita ad ignorarmi con aria strafottente, aspettando il momento giusto per mandarmi via. Motivazioni: sono lenta, deconcentrata e dispersiva. Traduzione: non tento in ogni modo di mostrarmi iperattiva e compiacente, e sono troppo ingenuamente candida con gli infidi colleghi. E' vero non sono furba e sono troppo umile, non so vendere bene me stessa, tuttavia mi impegno al 100% in quello che faccio , anche se nessuno si sta preoccupando di spiegarmi come e cosa devo fare.
D'altro canto godo della protezione del mio capo maschio; per forza, visto che mi vuole scopare. Comunque a parte quello, ha stima di me e delle mie capacità e sostiene che con lui io lavoro benissimo. E' riuscito per ora a rimandare la mia condanna. A settembre il giudizio definitivo spetterà a una terza persona, una sua ex collaboratrice, che inizierà a lavorare per la casa editrice.
Mi sento un fallimento anche se non riesco a capire dove sbaglio. Mi sembra di non riuscire a convogliare le mie capacità nella giusta direzione. Sì, probabilmete sono una pessima segretaria, ma il punto è che non sono una segretaria.
Non mi piace lavorare con gli altri. Non mi piace obbedire agli ordini. Specie se chi te li dà non è capace di comandare. O se si crede più intelligente e furbo di te.
Forse dovrei lavorare in proprio: chioschetto di panini e gnocco fritto, con birretta a mezzanotte oppure gastronomia-enoteca in centro città?