Ieri serata nostalgica. In giro sui navgli come da adolescente, birra e ghiros a parlare dei massimi sistemi, in mezzo alla folla per sentirsi più soli, cercando di avvicinarsi di più l'uno all'altro. Ho assecondato un po' questa ennesima fase del mio umore. Marco dice che sono una persona difficile. Settimane in cui sono intrattabile, irritabile, sempre tesa: non dormo, non riesco a concentrarmi, non vivo, tutta la mia attenzione rivolta solo ai fatti del mio prossimo futuro. Sto vivendo questo ultimo mese (scarso) prima della dipartita dal nido familiare, come una continua vigilia. La stessa ansia di quando da bambino sai che l'indomani si scarteranno i regali di natale. Ogni tanto mentre continuo a cambiare i progetti di arredo e fantastico sulla mia nuova vita vengo colta da attacchi d'ansia che mi rivoltano lo stomaco come un calzino. Poi di colpo, dal futuro passa al passato e mi guardo indietro: mi tornano in mente i sentieri interrotti, gli amici che ho perso di vista, l'irrequietezza e il senso di insoddisfazione dell'adolescenza. Quel "voglio qualcosa ma non so bene cosa" che mi rode ormai da una vita. E quindi serata revival. Non sono mai nel presente. Qui e ora per me non esiste. Non sono molto brava a vivere, ci provo.
Oggi, ancora un'altra fase: depressione post-sbronza: passività, melanconia, pigrizia, riflessioni e bilanci (di solito in passivo), musica triste e scrivere un po'. Anche quando penso strutturo il pensiero come un testo. tanto vale buttarlo giù. Non sono mai guarita da una certa malattia dello scrivere. Ho fatto di tutto per peggiorarla, nutrirla e affinarla. Senza essere mai capace di mettermi realmente in gioco per trarne veramente piacere.
Pacere... si è parlato tanto di sesso in questi giorni. Questo è uno dei tasti più dolenti del nostro rapporto. E soprattutto del mio rapporto con me stessa.
Non so viverlo come un momento di amore. Come allora? Un gioco di possesso e di seduzione, poi disinteresse totale. Solo l'eccitazione del ridurre l'altro ad oggetto e poi l'abbandono del farsi oggetto. Per compiacere sensi di colpa e di inferiorità, svilirsi e schiacciarsi. Al di fuori di questo io non so cosa possa essere. Oggi che ho decostruito questo atteggiamento, che ho messo in crisi i vecchi modelli comportamentali, io non so più come vivere il sesso. Non so più che cosa sia il sesso.
Scappo, a volte vorrei che non esistesse questa dimensione del nostro rapporto che è così forte per tutto il resto. Non è questione di piacere, è qualcosa che precede tutto questo. E' questione di relazionarsi con l'altro e con il proprio corpo. Di essere presente fisicamente al sentimento. Di vivere il presente. E di rimettersi in discussione per cercare di imparare qualcosa di nuovo. Fa paura, tanta paura tutto questo guardarsi dentro e accettarsi e capirsi e cambiare.
Non c'è ninete di più difficile che lottare contro se stessi. Per fortuna non sono sola: ho vicino una persona che mi ama ed è disposto ad aspettarmi. Per fortuna ho una motivazione forte: una persona che mi ama e che mi vuole vedere felice.
Penso che da soli a volte non vogliamo essere realmete felici. Poniamo dei paletti alla nostra felicità. Ci vuole lo sprone dell'amore per realizzare realmente la nostra felicità.