in silenzio

"Quando s'avvicina la fine non restano più immagini del ricordo; restano solo parole. Parole, parole sradicate e mutilate, parole di altri, fu la povera elemosina che gli lasciarono le ore e i secoli." J.L. Borges
mercoledì, 19 marzo 2008

Sensibilità tragica

Ieri mi è ricapitato in mano il saggio su Dostoevskij di Pareyson. Ancora una volta ne rimango affascinata.
C'è in alcune persone una sensibilità più acuta verso il problema del male. Un senso del tragico che è insieme fascinazione e orrore. 
E io naturalmente non esito a inserirmi tra queste persone.
Non si tratta solo di pessimismo. Semplicemente vedo e sperimento molto chiaramente il negativo che c'è nelle persone (tutte, me incluse). Non mi faccio illusioni.
Non è pessimismo quello che mi alla classica domanda, mi fa rispondere "il bicchiere è mezzo pieno...sì ma di merda".
A parte le battute ad effetto (cui non so resistere), fanno parte di me la coscienza del male e del peccato, il senso di colpa, la disillusione, anche un po' di cinismo e l'ironia. A volte posso risultare patetica, spesso eccessivamente lamentosa. Ma una sensibilità non si nega, è una visione del mondo. Quello che segue o dovrebbe seguire è cercare una risposta e agire di conseguenza.

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venerdì, 14 marzo 2008

La gioia di tornare a casa la sera e sapere che c'è qualcuno che ti aspetta dietro la finestra è impagabile.

***

Spesso mi hanno rimproverato di non saper vivere nel presente, ma di essere sempre proiettata nel futuro, con progetti e programmi o nel passato, generalmente con i sensi di colpa e i rimpianti.
L'esperienza della morte (di qualcuno) ti catapulta ineludibilmente nel presente. Non c'è nulla che sia così qui e ora come quell'assenza. Inutile fare appello ai ricordi del passato o all'oblio del più o meno prossimo futuro.

postato da: insilenzio alle ore 08:24 | link | commenti | commenti
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lunedì, 10 marzo 2008

Venerdì sera è morto gatto.
Lo so che ci sono cose peggiori e che un gatto non è una persona, ma se io ci sto male cosa ci devo fare?
E poi vedere la morte in qualsiasi forma ti fa riflettere.
E' così perentoria. Un prepotente passaggio dall'esserci al non-esserci.
Tanto reale da sembrare irreale. E sempre assurda e banale.
In questi mesi ho sperimentato infelicità diverse che mi hanno reso combattiva. ma di fronte alla morte siamo del tutto inermi. Non si può che accettare il fatto e rassegnarsi.
Inutili volere che ciò che è stato non sia. Ancora non sono stati inventanti viaggi nel tempo. Ma persino è inutile il desiderio di cancellare dalla memoria il ricordo. Che ritorna in continuazione come una pugnalata allo stomaco ad avvelenarti la quotidianità.
Lo so lo so... era solo un gatto. Ma ora non c'è più.

postato da: insilenzio alle ore 09:12 | link | commenti | commenti
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