in silenzio

"Quando s'avvicina la fine non restano più immagini del ricordo; restano solo parole. Parole, parole sradicate e mutilate, parole di altri, fu la povera elemosina che gli lasciarono le ore e i secoli." J.L. Borges
domenica, 15 aprile 2007

Ieri serata nostalgica. In giro sui navgli come da adolescente, birra e ghiros a parlare dei massimi sistemi, in mezzo alla folla per sentirsi più soli, cercando di avvicinarsi di più l'uno all'altro. Ho assecondato un po' questa ennesima fase del mio umore. Marco dice che sono una persona difficile. Settimane in cui sono intrattabile, irritabile, sempre tesa: non dormo, non riesco a concentrarmi, non vivo, tutta la mia attenzione rivolta solo ai  fatti del mio prossimo futuro. Sto vivendo questo ultimo mese (scarso) prima della dipartita dal nido familiare, come una continua vigilia. La stessa ansia di quando da bambino sai che l'indomani si scarteranno i regali di natale. Ogni tanto mentre continuo a cambiare i progetti di arredo e fantastico sulla mia nuova vita vengo colta da attacchi d'ansia che mi rivoltano lo stomaco come un calzino. Poi di colpo, dal futuro passa al passato e mi guardo indietro: mi tornano in mente i sentieri interrotti, gli amici che ho perso di vista, l'irrequietezza e il senso di insoddisfazione dell'adolescenza. Quel "voglio qualcosa ma non so bene cosa" che mi rode ormai da una vita. E quindi serata revival. Non sono mai nel presente. Qui e ora per me non esiste. Non sono molto brava a vivere, ci provo. 
Oggi, ancora un'altra fase: depressione post-sbronza: passività, melanconia, pigrizia, riflessioni e bilanci (di solito in passivo), musica triste e scrivere un po'. Anche quando penso strutturo il pensiero come un testo. tanto vale buttarlo giù. Non sono mai guarita da una certa malattia dello scrivere. Ho fatto di tutto per peggiorarla, nutrirla e affinarla. Senza essere mai capace di mettermi realmente in gioco per trarne veramente piacere.
Pacere... si è parlato tanto di sesso in questi giorni. Questo è uno dei tasti più dolenti del nostro rapporto. E soprattutto del mio rapporto con me stessa.
Non so viverlo come un momento di amore. Come allora? Un gioco di possesso e di seduzione, poi disinteresse totale. Solo l'eccitazione del ridurre l'altro ad oggetto e poi l'abbandono del farsi oggetto. Per compiacere sensi di colpa e di inferiorità, svilirsi e schiacciarsi. Al di fuori di questo io non so cosa possa essere. Oggi che ho decostruito questo atteggiamento, che ho messo in crisi i vecchi modelli comportamentali, io non so più come vivere il sesso. Non so più che cosa sia il sesso.
Scappo, a volte vorrei che non esistesse questa dimensione del nostro rapporto che è così forte per tutto il resto. Non è questione di piacere, è qualcosa che precede tutto questo. E' questione di relazionarsi con l'altro e con il proprio corpo. Di essere presente fisicamente al sentimento. Di vivere il presente. E di rimettersi in discussione per cercare di imparare qualcosa di nuovo.  Fa paura, tanta paura tutto questo guardarsi dentro e accettarsi e capirsi e cambiare.
Non c'è ninete di più difficile che lottare contro se stessi. Per fortuna non sono sola: ho vicino una persona che mi ama ed è disposto ad aspettarmi. Per fortuna ho una motivazione forte: una persona che mi ama e che mi vuole vedere felice.
Penso che da soli a volte non vogliamo essere realmete felici. Poniamo dei paletti alla nostra felicità. Ci vuole lo sprone dell'amore per realizzare realmente la nostra felicità.

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domenica, 08 gennaio 2006

Ho paura. Terrore puro. Sarò forse vile, anzi lo sono sicuramente. In questo momento vorrei solo fuggire il più lontano possibile. Fuggire dalla mia vita.
Domani si ricomincia e come al solito sto male in anticipo. Come al solito mi avveleno il presente.
Domani si torna al solito lavoro: quel luogo in cui ormai mi sono creata un'immagine di me stessa che non sopporto e che non mi rende giustizia, quel luogo in cui non sono apprezzata, perchè non mi conoscono,  quel luogo in cui mi sento vittima costantemente sottoposta a pressioni, (pre)giudizi e critiche.
Sono pronta a d ammettere che parte della colpa è mia, che sono stat io a non essere capace di farmi valere. Cmunque ora non so reagire alla situazione. Non so adattarmi e sto male. Non so mai adattarmi.
Domani non comincia solo la solita routine. Domani ci saranno alcune piccole e grandi novità. Piccola novità: un collega nel mio ufficio. Ok, a parte il fatto che non avrò più il mio ufficio da sola, con tutto quello che comporta (per esempio non potrò + scorreggiare liberamente ogni volta che ne sento il bisogno), mi domando sarà un alleato o un nemico? Sicuramente più apprezzato di me, già gli si riserva un trattamento diverso in quanto maschio (non può certo fare la segretaria!), forse è arrivato per seppellirmi definitivamente.
Grande novità: comincio un corso serale come revisore redazionale. Lune, marte e mercole dopo le otto ore di lavoro mi sparo altre tre ore di corso: ce la farò reggerò la stanchezza? Fino a luglio dovrò quasi completamente tagliare i ponti con gli amici della banda che vedevo il martedì sera in un momento che per me era di grande sollievo nel corso della settimana. Inoltre, anche con marco non ci sarà molto tempo per vederci: tra tutti i miei e i suoi impegni ci avanza giustoil giovedì sera (sempre che io non crolli dal sonno come sempre) e il week-end.
Ho paura di non farcela. Ho paura delle novità.
Ho quasi trent'anni, non ho un vero lavoro, non ho una vera famiglia mia, non so fare un cazzo, ho una naturale predisposizione a dare i me un'immagine negativa, sono costituzionalmente incapace di relazionarmi con gli altri. Ecco qui il mio curriculum.
Sono stanca di questa situazione. Io e Marco abbiamo deciso di dare una svolta a questa vita: vogliamo sposarci, vogliamo lavorare insieme. Abbiamo deciso di fare qualche cosa noi in prima persona, ma finchè non avremo tra le mani qualcosa di certo non scrivoerò niente per scaramanzia.

Eppure ho paura.

Passerò quest'ultimo gorno di vacanza, come gran parte degli altri, in totale regressione infantile, giocando con la PS2 che ci siamo regalati a Natale per darci tante mazzate a Tekken 4.

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lunedì, 23 maggio 2005

Ti senti debole, come se il cuore non riuscisse a pompare l'energia fino alla periferia estrema del tuo corpo. Alla guida lasci che il piede affondi sull'acceleratore, ti afferri salda al volante e ti abbandoni a una velocità incosciente. Non senti più il tuo corpo, completamente fuso con la macchina. Ciò che conta  si concentra nel sordo dolore che pulsa nelle orecchie.Il resto scivola via dalle dita, fuori dal finestrino.
Finchè il dolore esplode in un urlo, un urlo che squarcia la carne, che  si spalanca come un'oscena vagina, un urlo strozzato di chi non ha diritto di piangere e devasta. E lacera.

Perchè cercare di guadagnare senso di inferiorità crogiolandosi nell'abisso dell'abiezione  e dell'infamia è perverso. E questo inferno è ciò che brama la mia anima.

Espiazione.

postato da: insilenzio alle ore 21:18 | link | commenti (3) | commenti (3)
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domenica, 08 maggio 2005

...a volte ho come l'impressione che sto solo cercando dei pretesti per non essere felice.
Ho scoperto in me un'inaspettata pulsione che mi fa desiderare non già la felicità, ma il morboso abbraccio di thanatos. Non il suicidio, ma l'autodistruzione come dolce conseguenza della scelta del male...

postato da: insilenzio alle ore 23:15 | link | commenti (2) | commenti (2)
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domenica, 17 aprile 2005

POSTUMO

Uffa ! Avevo scritto un bellissimo post , poi ho cliccato su qualcosa di sbagliato e l'ho cancellato!
Mi sento un po' Dino Campana....
Pongo ad epigrafe e ricordo del post estinto l'ultima frase che coglie un po' tutto il succo della questione. E non solo di quello che avevo scritto e che forse più tardi, quando avrò finito di cucinare lo spezzatino che è stata causa della mia disattenzione, recupererò dalla memoria; ma anche di tutto l'episodio. E forse della mia vita...
( Va bè....non esageriamo...poi, scomodare Campana, non mi sembra il caso)

"Anch'io sono una perdente. E me ne vanto. "

postato da: insilenzio alle ore 12:18 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 06 aprile 2005

Incapacità esistenziale.

Mi ero ripromessa di non piangermi addosso, ma evidentemente non sono in grado di mantenere questa promessa.

Il punto è che il suicidio è un atto troppo vitale. Paradossalmente vitale. Titanismo eroico e quelle balle lì.

Troppa coscienza soffoca la volontà. Troppa coscienza soffoca la vita. E allora? Abdicare alla coscienza con il peso di aver abdicato a se stessi.

Il peso che ti lega maggiormente è la responsabilità verso te stesso. I talenti ecc...

Eppure questo desiderio di annullamento, di tornare a farsi rinchiudere nella caverna, forse davanti alla tv, sapendo cosa c'è fuori, che c'è un Fuori.

E' meschino, non c'è nessun eroismo, nulla di cui essere fieri: solo paralisi e fallimento.

Il fallimento dell'oblio di sè in prima istanza.

E' solo meschina paura di vivere.

 

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lunedì, 21 febbraio 2005

Oggi è uno di quei giorni in cui se mi dici ciao con un tono un po' troppo deciso scoppio a piangere. Un mantello di velluto grigio lascia scivolare nell'aria questa sottile polvere che mi bagna la faccia. E poi, sai quella casa, quella villetta elegante anche se un po' pretenziosa su cui mi piace fantasticare, quella con il balconcino e le imposte sempre chiuse. Be' il rampicante che ne incorniciava la facciata è morto.

Sono triste.

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