in silenzio

"Quando s'avvicina la fine non restano più immagini del ricordo; restano solo parole. Parole, parole sradicate e mutilate, parole di altri, fu la povera elemosina che gli lasciarono le ore e i secoli." J.L. Borges
venerdì, 29 febbraio 2008

Benvenuti nel fantastico mondo del lavoro...parte II ( o III?)

Lo so lo so...sono un inguaribile pessimista e non faccio che lagnarmi. Tuttavia ho ragione e i fatti mi cosano! Se la realtà supera sempre ogni immaginazione, in fatto di vessazioni sul lavoro, tuttavia la mia disillusione contribuisce a farmi tenere sempre la guardia alzata. Diffidare è la parola chiave. Soprattutto quando ai piani alti si sta giocando una triste e inutile lotta di potere. Si sa, in questi casi chi ne fa le spese siamo noi "sottoposti" e privi di qualsiasi difesa. A proposito: vi racconto una barzelletta. Sapete chi è il nostro rappresentante sindacale in azienda? Il direttore del personale. No, non fa molto ridere lo so.
Comunque la situazione è sempre quella: incompetenza e stupidità laddove dovrebbe esserci il grado massimo di responsabilità, e poco più sotto guerra fredda per accaparrarsi il posto di comando. Maledetta gerarchia. Il mio spirito intrinsecamente anarchico soffre di fronte all'esibizione di autorità tanto immeritata. Il rispetto dell'autorità fine a se stesso (quando cioè tale rispetto non sia guadagnato con i fatti), l'ossequio reverenziale, la finta gentilezza e l'adulazione: l'ipocrisia regna sovrana. E tutte le persone sono trattate solo come mezzi, mai come un fine (povero Kant, povero illuso!). E per di più lo scopo che muove tutta questa bieca strategia è assolutamente folle. La strategia invece è raffinatissima e impiega energie decisive sottratte al lavoro reale: peccato nessuno se ne accorga (rientra tutto nei calcoli strategici).
L'ipocrisia regna sovrana e fin qui non avevo molti dubbi. Ma che sia possibile essere così sinceramente cattivi fatico sempre ad accettarlo.
Che tristezza: nessuno sa guardare i fatti, pesare le persone per quello che realmente sono, giudicare in base ai risultati reali. Apparenza e superficialità sono i parametri. E' il regno della forma priva di sostanza: in questa situazione, non è più sufficiente far bene il proprio lavoro. E' necessario farlo e accertarsi di avere sempre il culo parato. Pesare ogni singola parola e distogliere parte delle energie dal lavoro per studiare una strategia difensiva. La mia è cercare di prenderli per il culo e scoprire i loro gochi.
Non mi piace scendere così in basso, ma è questione di sopravvivenza.
Evviva la azienda (multinazionale) di famiglia! Evviva Evviva le donne in carriera!

postato da: insilenzio alle ore 09:01 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: lavoro, ipocrisia, donne in carriera