Mi piace starmene a letto con Marco, abbracciati, accarezzando con tocco leggero delle dita arabeschi intricati sulla sua pelle: niente sa darmi lo stesso senso di pace e sereno abbandono. Me lo aveva consigliato una volta mia madre per addormentare la piccola Greta: così mentre la tenevo in braccio, con un movimento ritmico e delicato le accarezzavo la schiena, ed ecco che nel giro di pochi minuti o io o lei, ma più spesso entrambe, eravamo sprofondate in un caldo e avvolgente torpore, preludio di un sonno rinfrancante.
Il segreto sta tutto in quella carezza: contatto fisico discreto e sussurrato e ritmo vitale ovattato e lento. Presto il respiro si sincronizza a quel ritmo, rallenta e si fa pesante. Tutti i sensi sono assorbiti e concentrati su quel movimento, che diventa l'unico fulcro di interesse per tutto il corpo. Anzi il corpo e la mente si annullano, svaniscono e resta solo il movimento, pura vita incosciente. Ti senti immerso in un tepore amniotico e pervaso da un profondo senso di pace.
In effetti sto descrivendo una specie di regressione prenatale...