in silenzio

"Quando s'avvicina la fine non restano più immagini del ricordo; restano solo parole. Parole, parole sradicate e mutilate, parole di altri, fu la povera elemosina che gli lasciarono le ore e i secoli." J.L. Borges
venerdì, 08 luglio 2005

Mi sto deprimendo....Il mio capo femmina mi odia: dopo avermi messo sotto torchio per lunghe, interminabili settimane kafkiane, richiamata all'ordine dal suo socio, si limita ad ignorarmi con aria strafottente, aspettando il momento giusto per mandarmi via. Motivazioni: sono lenta, deconcentrata e dispersiva. Traduzione: non tento in ogni modo di mostrarmi iperattiva e compiacente, e sono troppo ingenuamente candida con gli infidi colleghi.  E' vero non sono furba e sono troppo umile, non so vendere bene me stessa, tuttavia mi impegno al 100% in quello che faccio , anche se nessuno si sta preoccupando di spiegarmi come e cosa devo fare.
D'altro canto godo della protezione del mio capo maschio; per forza, visto che mi vuole scopare. Comunque a parte quello, ha stima di me e delle mie capacità e sostiene che con lui  io lavoro benissimo. E' riuscito per ora a rimandare la mia condanna. A settembre il giudizio definitivo spetterà a una terza persona, una  sua ex collaboratrice, che inizierà a lavorare per la casa editrice.

Mi sento un fallimento anche se non riesco a capire dove sbaglio. Mi sembra di non riuscire a convogliare le mie capacità nella giusta direzione. Sì, probabilmete sono una pessima segretaria, ma il punto è che non sono una segretaria.

Non mi piace lavorare con gli altri. Non mi piace obbedire agli ordini. Specie se chi te li dà non è capace di comandare. O se si crede più intelligente e furbo di te.

Forse dovrei lavorare in proprio: chioschetto di panini e gnocco fritto, con birretta a mezzanotte oppure gastronomia-enoteca in centro città?

 

 

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giovedì, 16 giugno 2005

Piccole Soddisfazioni

Quando il tuo capo si limita a commentare il tuo lavoro con frasi come:"mmmh però dovresti aggiungere i puntini delle migliaia, per una questione estetica, sai. E poi togli due decimali, non servono". A quel punto sai di aver fatto un ottimo lavoro e lei non ha trovato proprio niente a cui attaccarsi per criticare. E' bello vederla arrampicarsi sui vetri pur di non dirti "Va bene!".
E poi i decimali non servono solo a chi può permettersi di buttare i centesimi di euro. Non so voi, ma poi come lo prendi il caffè alla macchinetta?

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giovedì, 05 maggio 2005

Ho quasi finito la prima settimana di lavoro e finalmente ho un po' di tempo per raccontarvi come sta andando. Non so se l'ho già scritto, ma la mia sede di lavoro è a Monza, tranne per un giorno a settimana in cui mi devo recare in quella che è la nostra sede legale, un bellissimo monolocale, in centro, a Milano. Mi tocca spararmi un ora e mezza di treno-metro-pulmann, che non è il massimo ma, insomma, con la fortuna che ho avuto, qualche piccolo sacrificio...
Il primo giorno mi son presentata spaurita come un pulcino in questa ditta enorme, ipermoderna e un po' feng shui. Mi hanno accolto con calore mostrandomi il mio nuovo ufficio: spazioso e luminoso solo un po' anonimo, con il mio bel pc e il telefono ( mio padre ha commentato che lui in 35 anni di lavoro non ha mai avuto un ufficio tutto suo...). Il bello è che mi chiedevano "Le piace? Le va bene?" un po' come quando al ristorante ti fanno assaggiare un vino strafigo e tu , che sei abituato al vino sbocco, non valuti nemmeno lontanamente la benchè minima possibilità di mandarlo indietro. Poi le ragazze mi hanno portato a fare il tour dell'azienda (che non è la casa editrice, naturalmente, ma è una storia un po' complicata): mi portavano negli altri uffici e mi presentavano a tutti come la nuova stagista della casa editrice, mostrandomi tutti i luoghi fondamentali per la vita sociale: la macchinetta del caffè, lo spazio fumatori, la reception, la mensa.... Poi, mentre ero seduta nel mio ufficio, ogni tanto passava davanti qualcuno e vedendo una nuova ragazza sbirciava incuriosito.
Tutte queste sere sono tornata a casa completamente fusa perchè mi stanno aprendo il cervello per infilarci dentro il maggior numero possibile di informazioni: dal momento che sono il dipendente numero 1, oltre che unico, della J&L devo arrabbatarmi a fare di tutto, e ho a mia disposizione una squadra di esperti (avvvocati, segretarie, contabili, esperti di pubbliche relazioni e quant'altro)  che mi insegnano ciò di cui ho bisogno. In cambio io non appena sarò autonoma li solleverò dal peso della gestione di cose che non li riguardano. E questo accade a Monza, dove fra l'altro dovrò presto seguire il progetto del sito...
Ieri invece sono stata a Milano: l'ufficio è l'appartamento dove vive per 2 giorni asettimana il mio capo, il quale si occupa più che altro della mia educazione perchè, secondo le sue parole, entro due anni devo diventare una "persona sofisticata": col cazzo!, ho pensato io, continuerò a ruttare e scorreggiare come ho sempre fatto...Intanto io gli faccio da segretaria e conosco un po' di gente famosa, perchè questo è il suo lavoro, crearsi amicizie. Poi lui se ne è andato da Nobu con gli amici a pranzo e mi ha lasciato in quel magnifico appartamento con completa libertà di movimento: "mettiti comoda, in frigo ci sono dei magnifici formaggi, magiati un'insalata, qualcosa..." Così mi sono guardata tutti i suoi libri ne ho scelto uno ("l'archeologia del frivolo" di Derrida), idem con i cd (Marianne Faithful, Tom Waits), mi sono messa comoda sul divano, poi, visto che non tornavano ho cazzeggiato un po' in rete, insomma mi sono proprio rilassata... e poi è bello vedere le fisime di questi personaggi che si credono degli dei e poi non sanno compilare un bolletino postale e fuggono da qualsiasi contatto con un computer, quasi potesse trasmettere qualche malattia strana.  Anzi sto pensado di scriverne dei ritrattini ironici. Tutto sommato poi  A. è una persona piacevole e gentile, anche se non ci tengo, come ho già detto, a entrare a far parte di questo modo, preferisco la posizione di osservatore distaccato, quello che tutti credono stia dentro e invece sta fuori. Mi ha dato anche un compito,  mi tocca imparare 5 nuove parole in inglese al giorno: aiutatemi! suggeritemele voi perchè io non ho un attimo di tempo! Arrivo a casa bollitissima, anche se già a metà pomeriggio comincio a dare segni di squilibrio mentale per la stanchezza, ma sono davvero felice.

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giovedì, 28 aprile 2005

POST-DATATO: UN LIBRO.

Lo so... Saul è morto di recente. Eppure continuo a incontrarlo più di quando era in vita. Non faccio che scontrarmi con lui, nei blog, che da un po' di tempo sono diventati la mia lettura preferita, ma anche nella mia libreria. D'altra parte era da un pezzo che quel libro arancione faceva capolino, lì sopra alla mia scrivania. e sono passati più di 10 anni da quando l'ho letto, allora come ora, per caso. O forse proprio perché quella copertina arancione non può fare a meno di farsi notare.
Di "Herzog" avevo un ricordo vago, qualcosa del tipo: ebreo errante americano, lettere, donne, divorzi, malinconia intellettuale. 
Ho questo brutto difetto, che mi dimentico veramente in fretta il contenuto dei libri che leggo, mi rimane solo l'aroma in bocca, la sensazione più o meno piacevole che la lettura mi ha lasciato. Insomma, almeno so se vale la pena di rileggerlo, ecco.
Tuttavia quando ho ripreso in mano questo libro ho provato un piacere diverso, più sottilmente materiale: il piacere del contatto con l'oggetto-libro (maledetta copertina arancione!). Il contatto con quella vecchia edizione  Feltrinelli del '76, con la sua grafica un po' ingenua e pleonastica, ma che non cede alla tentazione delle immagini: solo nude lettere, parole in tutta la loro grandezza. La copertina cartonata, i colori kitsch ma proprio per questo accattivanti, le pagine ingiallite e sporche hanno risvegliato in me il gusto per quell'aroma di passato, la voluttà dell'indugiare nei ricordi e nelle fantasticherie.
Le macchie di caffè di cui mia madre non si accorge mentre avidamente, alle 3 di notte in cucina, si tiene sveglia per portare a termine la lettura, in pigiama e con gli occhiali appoggiati sul tavolo.
Gli scarabocchi autografi che una Francesca bambina è riuscita a tracciare sulle prime pagine sfuggendo al parentale controllo.
Una Francesca adolescente che si lascia attrarre da quella brutta copertina, che non dice nulla se non nomi (Herzog? Saul Bellow?)
E ancora la stessa Francesca adolescente che sottolinea, secondo l'unico principio che condivideva con la sua prof. di lettere, frasi significative, che chissà perché oggi non risultano più così significative, non tutte almeno, come se le motivazioni appartenessero ad un’altra persona.
E così mi trovo a riflettere su che persona ero e su che persona sono diventata per scoprire che poi è un po’ di questa stessa esperienza che parla quel libro: di un uomo che indugia nella memoria e nella fantasticheria, di un uomo che fa il punto della situazione. Un uomo con la tendenza alla melanconia che si balocca con i ricordi. Un intellettuale che svela che in fondo, dietro a tutti i discorsi filosofici, dietro a tutta la fuffa e le pose da vanesi uomini di cultura, stanno moventi ben più concreti e basilari. Esigenze che accomunano tutti gli uomini, perché hanno le loro radici nell’infanzia, quando senza sovrastrutture esprimevamo tutto il bisogno di essere amati.
Mi piace quando un libro parla anche un po’ di me… o almeno mi sembra così

 

 

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giovedì, 28 aprile 2005

Non ho ancora cominciato a lavorare e già mi manca il tempo per scrivere...Ieri sono andata a parlare con il mio nuovo capo che mi ha spiegato un po' come mi è potuto succedere questa incredibile fortuna. Lui, un "bieco manager " , sceglie i suoi collaboratori  tra i giovani d'istinto: avevo un viso fisiognomicamente intelligente, frequentavo letture inusuali gli è bastato per scommettere su di me. . Così il colloquio e tutto il resto non erano che formalità perchè di fatto aveva già deciso per me. Ora sta a me fare in modo che la sua percentuale di errore non si abbassi!
La casa editrice si occupa prevalentemente di arte e io dovrò fare un po' di tutto. Per cominciare archivio, mailing list e un po' di lavoro di segreteria, ma il bello è che loro investono molto su di me dal punto di vista della formazione: dovrò leggere un sacco di cose (ieri sono tornata a casa con un sacchetto pieno di riviste e materiale), probabilmente fare corsi di diverso tipo, e soprattutto lavorerò a stretto contatto con due persone che hanno alle spalle un'esperienza professionale da far venire i brividi. Sarò un po' il punto di riferimento, il ponte tra lui, la sua socia e le altre figure che lavorano per la casa editrice.  Avrò una bella responsabilità e non nascondo che un po' mi spaventa...
Cmq comincio lunedì....e tra sei mesi se tutto va bene c'è l'assunzione!
C'è solo una cosa che mi preoccupa: non vorrei che frequentando questo tipo di ambiente perdessi di vista quali sono le cose che contano davvero  Insomma non voglio diventare un'intellettualoide del cazzo, non voglio essere colta, ma intelligente. Non voglio perdere il mio senso critico e soprattutto non voglio perdere il senso della realtà. Questo è il mio fermo proposito: continuare a parlare con i miei amici che vivono nel mondo "vero", quelli che riescono con una battuta fulminante a farti tornare coi piedi per terra, a farti scendere dal piedistallo. Insomma voglio continuare a parlare con Laura del dentista che ci prova, con Ombretta delle camicie da stirare, con Omar dei progetti per la banda, e ancora con Luca e con Max e con tutte le persone che conosco (ma anche con quelle che non conosco) per avere una visione della realtà il più possibile varia. E poi voglio tanta autoironia, tanto spirito punk e voglia di divertirsi senza mai prendersi troppo sul serio. E voglio continuare a insegnare a pattinare a Greta.
E alla fine di tutto ,  saper ridimensionare i miei giudizi su  persone che sebbene siano "arrivate" e forse abbiano tanto da insegnarmi, non è detto che abbiano capito tutto della vita....
Lo so che esagero sempre e che mi faccio un sacco di menate prima del tempo, ma sono fatta così . Aiutatemi a mantenere questo proposito! Siate duri e impietosi! 

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domenica, 17 aprile 2005

POSTUMO

Uffa ! Avevo scritto un bellissimo post , poi ho cliccato su qualcosa di sbagliato e l'ho cancellato!
Mi sento un po' Dino Campana....
Pongo ad epigrafe e ricordo del post estinto l'ultima frase che coglie un po' tutto il succo della questione. E non solo di quello che avevo scritto e che forse più tardi, quando avrò finito di cucinare lo spezzatino che è stata causa della mia disattenzione, recupererò dalla memoria; ma anche di tutto l'episodio. E forse della mia vita...
( Va bè....non esageriamo...poi, scomodare Campana, non mi sembra il caso)

"Anch'io sono una perdente. E me ne vanto. "

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venerdì, 08 aprile 2005

Ai Confini della Realtà.

Telefono a casa del mio ragazzo: dopo 4 squilli liberi parte una segreteria: " Questa è la segreteria del numero ..." Riattacco istintivamente. Poi rifletto. Ma porca miseria! Quello è il mio numero! Sta a vedere che come al solito mi sono chiamata da sola. Riprovo stando ben attenta a comporre il numero giusto. Questa volta ascolto il messaggio fino alla fine: bè non solo il numero ripetuto è sempre il mio, ma la voce è quella di mia madre!
Ora premesso che nè io nè il mio ragazzo abbiamo il servizio di segreteria telefonica, che mia madre nega di aver mai registrato quel messaggio, seppure confermi che quella è proprio la sua voce, chi mi spiega che cosa sta succedendo?

postato da: insilenzio alle ore 17:07 | link | commenti (1) | commenti (1)
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venerdì, 08 aprile 2005

Come sprecare la tua giornata ed essere infelice. Ovvero: l'esperienza trascendentale del vuoto.

Esci di casa quando capita, meglio non fare conto sull'orario dei treni e andare in stazione speranzosi che ne passi uno. In effetti dopo un quarto d'ora di ritardo e una soppressione qualcosa passa. Ma tanto eri già in ampio anticipo. Già in anticipo su cosa? Sei uscito solo per uscire di casa. E si sta anche mettendo a piovere. Primo tentativo: telefoni a M. Cellulare scarico, naturalmente. Non ti abbatti: estrai la mitica tessera telefonica di emergenza. Solo che non ci sono più cabine funzionanti in giro che non siano adibite a cesso pubblico. Cammini un po' a vuoto per il paese finchè ne trovi uno. Peccato che che sia tutto inutile: lui è bloccato a Milano ancora per un ora.
Secondo tentativo.Chiami F. : "Ciao sono in giro a cazzeggiare per un oretta, tu non è che sei libero?" Risposta contrita ma pur sempre negativa. Amareggiato, chiudi con una cattiveria gratuita: " Ok ci vediamo sabato, se non dobbiamo prendere appuntamento."
Ora ti senti sicuramente peggio, nessuno ha tempo per te, e tu hai un sacco di tempo vuoto. Per rimuginarci sù.
Che fare? Entrare in un bar? Fai subito i conti con la tua drastica situazione economica: non hai un soldo, non puoi permetterti di spendere neanche i centesimi del caffè. E poi è così triste una persona sola seduta al tavolino di un bar. Dovresti almeno bere qualcosa di forte per non pensarci. E di costoso.
Ti rechi a svolgere la commissione che ti è servita come giustificazione per uscire: compri quel regalo per il battesimo. Soldi contati naturalmente. Cerchi di stabilire un contatto umano con la negoziante farfugliando discorsi su creatività e manualità: lei ha palesemente pietà di te.
A questo punto sei di fronte al più puro vuoto esistenziale. Ma puoi ancora avventurarti oltre. Passeggi per la via dello shopping senza un soldo in tasca. Entri nell'edicola a sfogliare i giornali: il proprietario ti squadra con odio. Ti ha subito riconosciuto come lettore scroccone: contro di te ha tappezzato il locale di avvisi minatori: "Si prega di non sfogliare le riviste". Marcato stretto anche dalle commesse finisci per cedere ed abbandonare anche questo luogo.
Di nuovo per strada vagli le infinite possibilità: a casa della suocera, in stazione ad aspettare M., in qualche negozio di nessun interesse o in qualche bar.
Alla fine l'ipotesi della stazione ti sembra la migliore. L'importante è avere una meta.
Di nuovo in stazione fai il terzo tentativo: il telefono funziona male e sei costretto ad urlare. M. sta partendo ora da Milano. Disperata implori, più a te stessa che a nessun altro: " E io cosa faccio?"

Sala di attesa della stazione: forse questo è davvero il punto più basso: fingi di attendere qualcuno che non arriverà. L'importante è non dare l'impressione di essere lì per niente. Avere un senso, una meta, uno scopo. Per fortuna non è l'orario in cui potresti incontrare qualche conoscente impiccione. Oppure l'umiliazione sarebbe completata dall'improvvisazione di paradossali giustificazioni.
Nelle nuove sale di attesa non ci sono panchine. Cerchi di nasconderti in un cantuccio, ma gli angoli migliori sono già occupati, generalmente dall'arredo della stazione
Ci sono due donne: si scambiano ricette. Cerchi di carpirne i segreti ma sembrano parlare un arcaico dialetto sumero. Guardi per terra. Qualcuno ha buttato della segatura sul pavimento lucido. Prima giochi tracciando segni con il tuo ombrello in questa sabbia, il tuo sguardo imbarazzato non incrocia nessuno. Poi per un po' sorridi perdendoti nella monotonia del via vai di gente verso la biglietteria. La segatura sembra sorprendere più di una persona.
Infine te ne vai con aria scocciata, come se l'avventore del tuo fantomatico appuntamento fosse in ritardo. L'importante è darsi un tono.

Finalmente hai anche tu un appuntamento. Reale: è ora di andare dallo psicologo, al quale riveli che lo stregone delle fiabe prima faceva il direttore marketing.
Lui ti spiega che fino a quando non ti sentirai bene nella tua pelle non starai bene in nessun luogo, con nessuna attività.

Tu pensi che sia saggio e che forse prima faceva il direttore marketing.

 

 

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mercoledì, 16 febbraio 2005

Galleria d'arte in Brera, inaugurazione della mostra di Keith Haring: non è poi male come passatempo guardare la gente stramba di quest'ambiente spudoratamente più interessata al rinfresco che alle opere. C'era la signora che l'opera d'arte l'aveva fatta il suo chirurgo plastico con l'ultimo liffting, c'era la "divina" una specie di Greta Garbo, nei suoi propositi, in realtà molto freak che distribuiva gli inviti per la sua di mostra, c'erano i pittori stile homeless-avvinazzato (piacevoli a parte il la difficoltà a mantenere il controllo sull'emissione di saliva), la vecchia con il suo carico di acido sarcasmo verso qualsiasi espressione della gioventù infida e traditrice, il presuntuoso pretestuoso "io-mi-facevo- le-canne -con-Haring", quello che passeggia amabilmente con il barboncino, "la sua Olimpia", e se ne va urlando insulti alla pescivendola in direzione degli organizzatori. E ancora quelli delle domande idiote: "Ma il gesso dentro è pieno o vuoto?"; quelli delle esclamazioni iperboliche: "Che emozione!" neanche fosse la cappella Sistina. E finalmente qualcuno che guarda gli omini cazzuti e ride!

postato da: insilenzio alle ore 19:20 | link | commenti (2) | commenti (2)
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